A ritroso: Eco, Porfirio, Aristotele

PMpThu, 10 Apr 2008 17:11:24 +000011GiovedìUTC 10, 2008 di sodisapere

Se nel titolo la “banda dei tre”, come li definirebbe
Edward De Bono procede a ritroso qui vorremmo delineare un percorso storico della logica,
che inizia con Le Categorie tradizionalmente considerata la prima opera dell’ Organon che ostentatamente inizia, per così dire, in medias res:

  1. Si dicono omonime le cose delle quali soltanto il nome è comune, ma la definizione corrispondente al nome è diversa: ad esempio animale è detto dell’uomo e del dipinto. Di questi solo il nome è COMUNE, ma la definizione corrispondente al nome è DIVERSA. Infatti se volessimo esplicitare ciò che li accomuna, in realtà si darà una definizione PROPRIA per ciascuno.
  2. Si dicono sinonime le cose delle quali il nome è comune e la definizione corrispondente al nome è la medesima: ad esempio animale è detto
    dell’uomo e del bue
  3. Si diconoparonime tutte quelle cose che, pur differendo per il caso della declinazione, derivano la loro denominazione dal qualcosa corrispondente al nome di quella cosa: ad esempio, dalla “grammatica” deriva il “grammatico”.

E adesso Porfirio:

Dato che, per capire la dottrina delle categorie di Aristotele, è necessario sapere cosa siano il genere, la differenza, la specie, il proprio e l’accidente, e poiché

  • per la formulazione delle definizioni
  • per ciò che riguarda la divisione
  • e la dimostrazione

esporrò brevemente in poche parole nella forma di una isagoge
quello che ci è stato tramandato dagli antichi.
Non affronterò il problema dei generi e delle specie: cioè se siano di per sé sussistenti o se siano semplici concetti mentali; e nel caso che siano sussistenti, se siano corporei o incorporei; e, infine, se siano separati o se si trovino nelle cose sensibili, ad esse inerenti.

Per quanto riguarda Eco, attingiamo dal suo contributo alla miscellanea Il pensiero debole a cura di Gianni Vattimo e Pier Aldo Rovatti: un testo che risale al novembre del 1983.

“In una discussione in Analitici Secondi Aristotele delinea una serie di regole per elaborare una giusta divisione che proceda dai generi più universali per arrivare alle specie cercando di individuare ad ogni nodo della divisione la giusta differenza: è il metodo che utilizza Porfirio nella Isagoge. Qui viene posta la questione sulla natura degli universali, una quaestio che Boezio, traduttore ed interprete di Porfirio e di Aristotele, per risalire a ritroso, affida al Medio Evo proprio partendo dalla Isagoge“.
Adesso cito testualmente:

Porfirio manifesta l’intenzione di lasciar da parte la domanda se i generi e le specie esistano in sé o se siano mere concezioni della mente. Quello che ci interessa è che egli è primo a tradurre Aristotele in termini di albero: è dunque dall’Arbor Porphyriana, modello di un unico albero delle sostanze, che occorre partire.
Porfirio elenca 5 predicabili:

  1. genere
  2. specie
  3. differenza
  4. proprio
  5. accidente

I 5 predicabili stabiliscono il modo della definizione per ciascuna delle dieci categorie aristoteliche.
Aristotele afferma che gli accidenti (in XML gli attributi) sono suscettibili di definizione (in XMLvalori) anche se soltanto in riferimento ad una sostanza
(in XMLelementi).

D’ora in poi interpretate il discorso meramente espositivo del prof.Eco in termini di DOM
(Document Object Model il cui referente più immediato è XML e dunque XHTML):

L’albero porfiriano delle sostanze/elementi aspira ad essere un “insieme gerarchico e finito di generi e specie” (il DOM).
La definizione che Porfirio dà del genere è formale:

“un genere è ciò a cui è subordinata una specie. Inoltre, una specie è ciò che è subordinato ad un genere

Genere e Specie sono in correlazione biunivoca quindi complementari.
(Rapporto in XML tra parent e child ).
Ogni genere posto a un nodo (n.d.b: nodo è un termine tecnico in tutti i livelli del DOM eccetto il livello 0) alto dell’albero comprende delle specie che ne dipendono (n.d.b.: ancora una volta il DOM e l’ereditarietà di XML e della sintassi, ad esempio dei CSS, la “presentazione” dei “dati” di un mero documento XML), ogni specie subordinata a un genere è un genere per la specie che gli è subordinata, sino all’estremità inferiore dell’albero ( le “specie specialissime o sostanze seconde”) che corrispondono al NODO superiore massimo (l’elemento root o radice di XML, XHTML …) dove è allocato il genus generalissimum (cioè il nome della categoria) che non può essere specie di niente altro.